Per quanto riguarda la condizione occupazionale degli studenti italiani, secondo la XIX Indagine del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, negli ultimi dieci anni si è assistito ad una riduzione di laureati con esperienze di lavoro durante gli studi (dal 75 al 65%), probabilmente per effetto della crisi economica. Un’altra ragione della flessione della percentuale di studenti-lavoratori sta nel progressivo ridursi della quota di popolazione adulta iscritta all’università. Nel 2016, 6 laureati su cento hanno conseguito la laurea lavorando stabilmente durante gli studi. Specularmente, l’incidenza di laureati che giungono al conseguimento del titolo privi di alcun tipo di esperienza lavorativa aumenta ulteriormente e nel 2016 raggiunge il 35% (+11 punti percentuali rispetto ai laureati del 2006).

L’attività lavorativa svolta nel corso degli studi caratterizza il 65% dei laureati di primo livello, ma solo per il 21% di essi il lavoro è stato coerente con gli studi. Il 6% sono invece lavoratori-studenti, ovvero coloro che hanno dichiarato di avere svolto attività lavorative continuative a tempo pieno per almeno la metà della durata degli studi sia nel periodo delle lezioni universitarie sia al di fuori delle lezioni.

I laureati che hanno avuto esperienze di lavoro sono particolarmente numerosi nei gruppi di educazione fisica (82%), insegnamento (77%), giuridico (76%), e politico-sociale (74%), mentre il contatto con il mercato del lavoro è relativamente più debole nei gruppi professioni sanitarie, chimico-farmaceutico, ingegneria, geo-biologico e scientifico (52-58%). In questi ultimi gruppi si rileva una presenza solo simbolica di lavoratori-studenti (3-5%), i quali invece incidono in misura più rilevante nei gruppi giuridico (18%), insegnamento (12%) e politico-sociale (10%). Va segnalato che in due gruppi disciplinari si osservano, fra i laureati che hanno lavorato durante gli studi, livelli particolarmente elevati di congruenza dell’attività rispetto agli studi compiuti: fra i laureati dei gruppi di educazione fisica e insegnamento che hanno lavorato il 61% e il 50%, rispettivamente, dichiarano che il lavoro era strettamente attinente alle materie centrali del percorso formativo.